Ti hanno lasciato morire lì, su una vecchia linea ferrata, a cento passi da Trapani, a cento passi da Palermo, proprio nel giorno in cui le Brigate Rosse, uccidevano Aldo Moro. Era il 9 maggio del 1978. Oggi io ti scopro, attraverso le pagine di un libro, che non smetterei mai di leggere e ti sento vicino…… mi sento a “cento passi da te”. Forse avevi già pensato e chissà quante volte di essere un “morto che cammina”, ma non ti sei fermato sei andato avanti sfidando tutto e tutti per amore di questa terra che sicuramente hai amato e per la quale hai lottato, sacrificando persino la tua vita. Una terra affranta, distrutta, bagnata da troppo sangue, che sogna ancora di rialzarsi, di dimostrare che non è solo terra di mafia. Quante lotte hai affrontato, quante volte hai urlato a squarciagola, denunciando tutto il marcio e lo schifo che ti circondava. Purtroppo non è bastato, anche tu sei rimasto solo a combattere una battaglia contro i mulini a vento. Ad altri, che hanno provato a lottare, che si sono opposti al volere di Cosa Nostra non è andata meglio. Tante le vittime di una ferocia che non conosce confini. La mafia ha continuato a mietere tante altre vite dopo la tua. Nonostante gli arresti eccellenti. Nonostante lo Stato ha dovuto necessariamente dare alcune risposte dopo le stragi di Capaci e via D’Amelio, in questa terra non è cambiato molto. In questa Sicilia che tu hai lasciato 31 anni fa. Cosa nostra ha solo cambiato strategia. I mafiosi non sono più i “viddani” che vanno in giro con la coppola. Adesso indossano le giacche a doppiopetto e stanno rinchiusi nei palazzacci, ricoprono ruoli istituzionali e fanno eleggere amici e parenti. Seguendo il tuo esempio, mi sono voluta ricavare uno spazio tutto mio, le pagine del Giornale di Sicilia, cominciano a starmi un po’ strette, dove denunciare tutte le nefandezze che avvengono in questa provincia, bellissima, ma che rimane “Lo zoccolo duro di Cosa Nostra”. Sono stanca di cercare di sopravvivere tra i compromessi, le raccomandazioni, i favoritismi e i giochi di potere. Ormai va avanti chi riesce ad avere le spalle “meglio coperte”. La meritocrazia non esiste più in questo Paese dalle mille contraddizioni, guidato da un “premier giullare” che giorno dopo giorno non fa nient’altro che attentare all’intelligenza degli italiani ridicolizzandoli. Parlavo prima delle stragi di Capaci e via D’Amelio. Ecco, oggi i magistrati non vengono più fatti saltare per aria con le cariche di tritolo. No. Oggi i magistrati vengono ridicolizzati, zittiti. Ai giudici oggi vengono tolte le inchieste, vengono tolti i mezzi per lavorare e i più testardi vengono trasferiti. I giornalisti sono costretti ad attenersi alle linee editoriali dei loro “padroni”. La libertà di stampa, ammesso che sia mai esistita, è solo utopia. I cittadini devono essere tenuti il più possibile all’oscuro dei fatti. E’ impensabile parlare del braccio destro di Berlusconi, Marcello Dell’Utri, noto pregiudicato, immortalato in varie intercettazioni. E’ impensabile parlare dell’ “eroico” Mangano, o meglio l’ “Uomo che sussurrava ai cavalli”. Del resto i due ma che facevano di male???? Avevano solo legami con il boss trapanese Vincenzo Virga, condannato assieme a Dell’ Utri per tentata estorsione aggravata nei confronti dell’imprenditore Vincenzo Garaffa. Ma dico siamo matti? Come si può? E’ impensabile parlare di Cuffaro, quello lì che quando era Governatore della Sicilia, appariva ad Annozero con la coppola sulla testa, per togliere ogni dubbio a chi pensava che avesse qualche rapporto con esponenti di Cosa Nostra. E ancora il caso Sodano, che interessa in particolare la nostra città. Sono matti tutti coloro che mettono in dubbio la moralità del senatore D’Alì. E si caro Peppino, potrei andare avanti per ore……. Ma in quel caso più che una lettera diventerebbe un libro. Chiudo dicendo grazie. Grazie per il tuo coraggio. Grazie per l’esempio che ci hai lasciato…… Grazie per essere esistito, nella speranza che il tuo sacrificio possa essere da esempio a tanti giovani………. Ciao Peppino
Pamela Giacomarro