“Più uomini e mezzi per la lotta alla ciminalità” il grido del capo della Mobile di Trapani Giuseppe Linares

Di Pamela Giacomarro (Sul Giornale di Sicilia di domenica 15 novembre)

I complimenti, che puntualmente spuntano fuori come funghi ad ogni operazione antimafia – un rito bipartisan – fanno piacere. Ma ai politici-mittenti gli apparati investigativi chiedono uomini e mezzi per poter svolgere la propria attività di contrasto alla criminalità organizzata e al malaffare. Perché se alle parole non susseguono i fatti, quei complimenti contenuti nelle e-mail e nei fax diventano «cartacce» da appallottolare o da trasformare in «aeroplanini» da lanciare in aria per scaricare la rabbia e la tensione. Una atavica questione sollevata, per l’ennesima volta, dal capo della Squadra mobile, Giuseppe Linares, che alla guida di un pugno di «cacciatori» la mafia la combatte con cadenza quotidiana e con brillanti risultati che sono sotto gli occhi di tutti, affrontando mille vicissitudini: i serbatoi delle auto a secco, la carta per le fotocopiatrici che manca, da queste parti non sono più un’emergenza, ma una realtà quotidiana con la quale confrontarsi. E per denunciare la carenza di uomini e mezzi, Linares ha scelto la serata di presentazione – che si è tenuta nella suggestiva cornice del palazzo della Vicaria – del libro, corredato da un documentario, «Malitalia», realizzato da Laura Aprati e Enrico Fierro. Presenti il questore Giuseppe Gualtieri e Margherita Asta, presidente di Libera Trapani. Moderatore il giornalista Rino Giacalone. E’ stata anche occasione per fare una lucida e articolata riflessione sulla mafia, senza scadere – come purtroppo accade spesso quando si affrontano argomenti di questa portata – nella retorica. «La mafia trapanese – ha sottolineato il capo della Mobile – ha una precisa peculiarità. E’ una mafia borghese. I mafiosi si sono rifatti il look, accantonando coppole e lupare. Oggi indossano giacca e cravatta. Sono colletti bianchi, quindi persone preparate, che conoscono molto bene le normative e sanno come aggirarle per i propri tornaconti». Insomma, nel Trapanese non c’è più una mafia militarizzata, ma una mafia camaleontica, capace di cambiare pelle per restare sommersa, quindi ancora più pericolosa, ben radicata nel tessuto sociale ed economico, che risce a farsi fare le cosidette leggi “ad personam”. Una mafia che investe sull’eolico, sul cemento «fasullo», in grado, di rimpinguare le proprie casse – anche quelle duramente colpite – attingendo ai finanziamenti della Comunità Europea. Come riportato nel libro Malitalia, nel nostro Paese, c’è la mafia, ma ci sono anche gli eroi e i «cacciatori». Ma c’è anche la faccia ambigua della politica, che ancora oggi non ha deciso da che parte schierarsi, complimenti, via fax e via e-mail, a parte.(*PAGIA*)

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Una Risposta to ““Più uomini e mezzi per la lotta alla ciminalità” il grido del capo della Mobile di Trapani Giuseppe Linares”

  1. Malitalia, storie di mafiosi, eroi e “cacciatori”. | Laura Aprati Says:

    […] mezzi per la lotta alla ciminalità” il grido del capo della Mobile di Trapani Giuseppe Linares / Iosonosceso’s Blog […]

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