Archive for the ‘Uncategorized’ Category

“Più uomini e mezzi per la lotta alla ciminalità” il grido del capo della Mobile di Trapani Giuseppe Linares

novembre 18, 2009

Di Pamela Giacomarro (Sul Giornale di Sicilia di domenica 15 novembre)

I complimenti, che puntualmente spuntano fuori come funghi ad ogni operazione antimafia – un rito bipartisan – fanno piacere. Ma ai politici-mittenti gli apparati investigativi chiedono uomini e mezzi per poter svolgere la propria attività di contrasto alla criminalità organizzata e al malaffare. Perché se alle parole non susseguono i fatti, quei complimenti contenuti nelle e-mail e nei fax diventano «cartacce» da appallottolare o da trasformare in «aeroplanini» da lanciare in aria per scaricare la rabbia e la tensione. Una atavica questione sollevata, per l’ennesima volta, dal capo della Squadra mobile, Giuseppe Linares, che alla guida di un pugno di «cacciatori» la mafia la combatte con cadenza quotidiana e con brillanti risultati che sono sotto gli occhi di tutti, affrontando mille vicissitudini: i serbatoi delle auto a secco, la carta per le fotocopiatrici che manca, da queste parti non sono più un’emergenza, ma una realtà quotidiana con la quale confrontarsi. E per denunciare la carenza di uomini e mezzi, Linares ha scelto la serata di presentazione – che si è tenuta nella suggestiva cornice del palazzo della Vicaria – del libro, corredato da un documentario, «Malitalia», realizzato da Laura Aprati e Enrico Fierro. Presenti il questore Giuseppe Gualtieri e Margherita Asta, presidente di Libera Trapani. Moderatore il giornalista Rino Giacalone. E’ stata anche occasione per fare una lucida e articolata riflessione sulla mafia, senza scadere – come purtroppo accade spesso quando si affrontano argomenti di questa portata – nella retorica. «La mafia trapanese – ha sottolineato il capo della Mobile – ha una precisa peculiarità. E’ una mafia borghese. I mafiosi si sono rifatti il look, accantonando coppole e lupare. Oggi indossano giacca e cravatta. Sono colletti bianchi, quindi persone preparate, che conoscono molto bene le normative e sanno come aggirarle per i propri tornaconti». Insomma, nel Trapanese non c’è più una mafia militarizzata, ma una mafia camaleontica, capace di cambiare pelle per restare sommersa, quindi ancora più pericolosa, ben radicata nel tessuto sociale ed economico, che risce a farsi fare le cosidette leggi “ad personam”. Una mafia che investe sull’eolico, sul cemento «fasullo», in grado, di rimpinguare le proprie casse – anche quelle duramente colpite – attingendo ai finanziamenti della Comunità Europea. Come riportato nel libro Malitalia, nel nostro Paese, c’è la mafia, ma ci sono anche gli eroi e i «cacciatori». Ma c’è anche la faccia ambigua della politica, che ancora oggi non ha deciso da che parte schierarsi, complimenti, via fax e via e-mail, a parte.(*PAGIA*)

Inshallah Mauro

novembre 18, 2009

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Inshallah Mauro,

A ventuno anni dalla tua scomparsa, mi piace ricordarti così, con il volto sorridente e lo sguardo sornione. Eri un uomo libero, ma anche solo. Forse troppo libero e troppo solo. Per questo ti hanno ammazzato. In questa terra dove il servilismo e l’appartenenza sono le condizioni ideali per andare avanti, per fare carriera o semplicemente per riuscire a sopravvivere. Quella stessa Sicilia che amavi e di cui ne svelavi i “misteri” attraverso gli schermi di Rtc. Il 26 settembre di ventuno anni fa, qualcuno ha deciso che era arrivato il momento di “tapparti la bocca”, per sempre. Ti hanno lasciato morire lì, a pochi passi dalla Saman, quella comunità che tu avevi messo in piedi. Molto più di un semplice centro di recupero per i tossicodipendenti. Con il tuo lavoro da giornalista, non davi tregua a Cosa Nostra. denunciavi attraverso i tuoi editoriali tutto il marciume celato dietro gli appalti, i legami tra mafia e politica, che costituiscono le facce della stessa medaglia. Stavi riuscendo, pian piano a risvegliare la coscienza di una città sopita, una città che dormiva e che oggi continua a dormire, indifferente davanti a tutto e a tutti. Dopo la tua morte, tutto è tornato come prima, anzi peggio di prima. Dopo ventuno anni, il marciume si annida ancora nella Pubblica amministrazione e il legame tra mafia e politica rimane ancora forte, in questa terra che troppe volte ha pianto i suoi figli. Cosa Nostra ha cambiato pelle, non spara più, ma riesce ancora ad aver il controllo dell’economia di una città a cui è stato solo “rifatto il trucco”. Di quattro televisioni locali, esistenti ne capoluogo, ne rimane solo una, la gente legge poco e i giovani non chiedono nient’altro che andare via perchè qui non c’è niente. Non c’è lavoro, non c’è futuro: l’informazione latita, la giustizia va a rilento (dopo ventuno anni, non sappiamo ancora chi e perchè ha commissionato il tuo omicidio. Solo la mafia? Forse), la politica continua a fare i suoi affari. Oggi, nel giorno dell’anniversario della tua morte, ho deciso di ricordarti così, scrivendoti una lettera. Mi sembrava il modo più autentico per parlare di te. Non mi piacciono le commemorazioni, hanno un’aria di sconfitta e appaiono sempre di più ipocrite, soprattutto se ad organizzarle sono le stesse persone che quando eri in vita non ti vedevano di buon occhio ed adesso invece ti glorificano, ponendoti du un piedistallo come fossi un Dio. Per questo ho semplicemente deciso, di raccontarti attraverso queste poche righe, che purtroppo non leggerai. Parlare di te non è facile. C’è così tanto da dire che non sai mai da dove cominciare. Chi eri in realtà? L’uomo, il sociologo, il giornalista, un terapeuta, un combattente reduce del 68 e di Lotta Continua, il fondatore delfamoso locale Macondo, simbolo di libertà l’isola immaginata da Gabrìel Garcia Marquez. La tua storia, potrebbe essere la trama ideale di un film. un thriller dove alla fine però non si scopre l’assassino. Dopo ventuno anni, è notte fonda sui mandanti, sui killer, persino sul movente. I pentiti, sentiti e risentiti dai magistrati hanno aiutato gli inquirenti a fare luce su tanti omicidi, a scoperchiare diversi pentoloni, ad aprire diversi armadi dai quali sono usciti molti scheletri. Ma qundo si parla di te, Mauro, niente. Nessuno ha visto, nesuno ha sentito. ma ne siamo proprio certi, oppure chi sa non vuole parlare per proteggere qualcuno? E se così fosse, per proteggere chi? Cosa c’è dietro la tua morte? Il traffico d’armi sul quale indagava peraltro anche Carlo Palermo e che riconduce in Somalia alla povera Ilaria Alpi, il traffico di droga, servizi segrti deviati, l’ombra di Craxi sulla Saman? Forse tutto questo o forse niente di tutto ciò. L’unica cosa certa è che la tua eliminazione, faceva comodo a tanti, anche agli insospettabili, gli stessi che passavano le loro serate a sorseggiare brandy fumando sigari nel famoso circolo Scontrino, sede della loggia Massonica. Ti saluto con una frase che tu spesso pronunciavi : “Tu mi sorridi e penso che quando guardi questo mare sei una goccia di cristallo”
Inshallah

Rita Borsellino una delusione!!!!!!!!!!

giugno 1, 2009

Rita_Borsellino2 Ieri sera Rita Borsellino, ha fatto tappa in città per presentare il suo programma elettorale. Non ho preso parte a quest’incontro, per una questione di coerenza. Stimavo molto la Borsellino ma non appoggio questa scelta di scendere in campo per la corsa alle Europee sostenuta dal Pd, un partito che non ho mai votato e nel quale non mi sono mai riconosciuta. Non riesco a comprendere tutt’ora la scelta della Borsellino che ci aveva presentato un progetto chiamato “Un’altra storia” e poi sorprendentemente si schiera con il Partito Democratico. Lo stesso partito che l’aveva fatta fuori da candidata naturale alle regionali. La scelta della Borsellino suona più come “La stessa storia”: raccogliere i consensi puntando tutto sulla speranza che Rita Borsellino era riuscita a suscitare nelle donne, nei giovani siciliani, molti dei quali si sono sentiti traditi da questa scelta. A quanto pare la Borsellino si adeguata al sistema, seguendo le stesse logiche politiche di molti suoi colleghi che lei stessa in prima persona aveva sempre aspramente criticato. Lasciano senza parole le giustificazioni rese dalla stessa Borsellino: “Il progetto del Partito Democratico combacia con quello portato avanti da me”. Complimenti alla Borsellino che è riuscita in un impresa in cui tutti hanno fallito, me compresa: identificare un progetto omogeneo all’interno del Pd. Ma la delusione più grande, arriva dal fatto che tutti i sostenitori della Borsellimo, hanno forse capito solo adesso che si sono battuti per lo stesso progetto portato avanti da Vladimiro o Mirello Crisafulli. Proprio lui. Quello  che nel 2002 fu messo sotto inchiesta in seguito ad un filmato che lo ritraeva in un hotel di Pergusa durante il congresso provinciale della CGIL scuola, in compagnia del boss mafioso di Enna Raffaele Bevilaqua, già condannato per mafia e reduce dagli arresti domiciliari e «si fa baciare sulle guance […] e con lui discute a lungo di appalti, assunzioni, raccomandazioni e favori vari». Crisafulli dichiarò in passato di essere sicuro di vincere le elezioni ad Enna con qualsiasi sistema elettorale, persino con il sorteggio.    

È stato anche indagato, insieme a Salvatore Cuffaro, per l’inchiesta riguardante lo scandalo  Messinambiente del 2004, indagine su cui la stessa procura ha chiesto l’archiviazione. Ma questa è tutta “Un’altra storia”, che forse andrebbe raccontasta anche a Rosario Crocetta………………..

Pamela Giacomarro

L’intervista incriminata di Sodano ad Annozero

maggio 27, 2009

Per Fulvio Sodano

maggio 26, 2009

Sodano

C’è una battaglia che dobbiamo vincere…….. Il conferimento della cittadinanza onoraria all’ex prefetto di Trapani, Fulvio Sodano……. A tal proposito, abbiamo avviato una raccolta di firme. Momentaneamente è possibile firmare on-line ma sicuramente ci attrezzeremo per diffondere il nostro messaggio nella speranza che la città risponda positivamente….

In basso a destra, trovate  il banner della petizione basta un clic e una firma…………….. Mi raccomando Passate Parola

Che non trascorrano altri 21 anni!!!! (Breve ricordo di Mauro Rostagno)

maggio 26, 2009

Il cerchio che gli agenti della Squadra mobile di Trapani hanno aperto inchiodando alle proprie responsabilità gli assassini di Mauro Rostagno deve essere chiuso con l’individuazione – sempre che sia così – anche dei responsabili esterni a Cosa nostra. La svolta nelle indagini – Vincenzo Virga mandante e Vito Mazzara esecutore materiale del delitto -, impressa dal vice questore Giuseppe Linares e dai suoi uomini, deve essere soltanto un primo passo, importante senza alcuna ombra di dubbio, verso quella verità ancora parziale. Bisogna andare fino in fondo senza, però, attendere altri 21 anni per mettere a posto un altro tassello dell’omicidio, firmato Cosa nostra, ma voluto soltanto dalla mafia? Ventuno anni di depistaggi, di piste percorse nella consapevolezza che non portavano da nessuna parte, di silenzi, di menzogne, di buio fitto e imprenetrabile, insomma. Perchè tutto questo? Negligenza, incapacità di chi conduceva le indagini, ovvero il temporeggiare faceva parte di un preciso e oscuro disegno? Chi si voleva proteggere? Chi voleva che l’omicidio Rostagno restasse un caso irrisolto? Ma soprattutto cosa si cela dietro al delitto? Il silenzio è andato avanti anche dopo la cattura dell’ex capo-mafia di Trapani, indicato come mandante, e già in carcere per scontare una condanna all’ergastolo. E poi perchè fino a ieri, si è dato poco peso alle dichiarazioni del collaboratore di giustizia, Vincenzo Sinacori, che aveva dato una sua chiave di lettura dell’assassinio? Se l’omicido Rostagno è soltanto un delitto di mafia, perchè questo lungo e lento temporeggiare, una volta, peraltro, deposto il re senza corona, alias Virga, alla ricerca di riscontri che Linares e Ingroia hanno trovato in un batter di ciglia? Le dotazioni tecnologiche di cui sono oggi in possesso le forze dell’ordine, esistevano anche 10-15 anni fa. Gli agenti della Squadra mobile hanno attinto alla loro memoria storica – e quella non dipende da supporti tecnoligici all’avanguardia – per imboccare la strada giusta. Il resto lo ha fatto la compariazione balistica eseguita dal Gabinetto di polizia scientifica di Palermo. Ma senza quell’intuizione gli esami di laboratorio sarebbero serviti a poco. Forse far luce sull’omicidio Rostagno significava scoperchiare una pentola dove cuoce a fuoco lento un ghiotto minestrone, dove la mafia è soltanto un ingrediente? Una sola certezza: bisogna andare avanti. Quel minestrone ora va servito sulla tavola. E Giuseppe Linares sembra essere lo “chef” giusto.

 Pamela Giacomarro

Il giorno della Memoria (Roberto Scarpinato)

maggio 26, 2009

scarpinato  Riporto per intero la dichiarazione ufficiale di Roberto Scarpinato, in occasione della Giornata della Memoria in ricordo della strage di Capaci, in cui persero la vita Giovanni Falcone, la moglie e gli uomini della sua scorta.  

“Si dice che un Paese che perde la memoria del suo passato sia condannato a ripetere i suoi errori. L’Italia non ha questo problema. Non ha nulla da ricordare. Tutto quello che è avvenuto nella Prima e nella Seconda Repubblica sono fatti senza spiegazioni, mai accaduti veramente. Incidenti atmosferici. Nessuno si domanda perchè piove. Piove e basta. E così è per l’omicidio Falcone, l’omicidio Borsellino, la strage di Portella delle Ginestre, Piazza Fontana, la strage di Brescia, di Bologna, l’Italicus, la morte di Aldo Moro, Ustica, Gladio, Calvi impiccato sotto il ponte dei Frati Neri, l’assassinio di Carlo Alberto Dalla Chiesa, di Pasolini, di Mattei, di Ambrosoli.
Grandina in Italia. Grandina sangue. Ci hanno sempre detto che è acqua piovana. Che i responsabili, quando individuati, erano mafiosi, terroristi neri, estremisti rossi. Così è se vi pare. A me non pare. Lo Stato ha fatto la sua parte. I Servizi hanno sempre fatto la loro parte. Ieri, 23 maggio, Giovanni Falcone è stato commemorato. Le alte cariche della Repubblica si sono recate in Sicilia e hanno parlato ai bambini siciliani. C’era Alfano, c’era Napolitano, c’era Schifani. Nei loro discorsi si sono scordati di Dell’Utri, senatore, condannato a nove anni in primo grado, di Cuffaro, senatore, condannato a cinque anni in primo grado, di Andreotti, senatore a vita, prescritto per collegamenti con la mafia. Sono loro colleghi in Parlamento, si conoscono da anni, forse vanno a cena insieme. La memoria è una qualità morale. Non tutti la possiedono. La P2 è un movimento eversivo, uno Stato dentro lo Stato. Gelli ha libertà di parola, ma Gelli è stato condannato per depistaggio delle indagini per la strage della stazione di Bologna. I piduisti infestano il Parlamento, la tessera 1816 è Berlusconi. Il muro di Berlino è caduto nel 1989. Sono passati vent’anni. Da noi è come se fossero passati venti minuti. Tutto è fermo, immobile. Una nazione pietrificata con Borsellino ucciso con tritolo militare da manovalanza mafiosa. Chi ha dato l’ordine? Chi ha rubato l’agenda rossa di Borsellino? Mancino (vi siete mai chiesti da dove derivi il suo potere?) incontrò Borsellino a Roma al ministero, prima della sua morte. Il magistrato era sconvolto. Paolo Borsellino si oppose al papello, alla trattattiva tra Stato e mafia. Per questo, secondo suo fratello, fu ucciso. C’è bisogno di aria fresca. Di aprire porte e finestre e recuperare la memoria. Rileggere la nostra Storia. Un Paese senza passato è condannato a non avere un futuro.

Roberto Scarpinato

L’anello mancante nell’omicidio di Mauro Rostagno

maggio 25, 2009

rostagno_manmauro-rostagno

Finalmente la notizia che tutti attendevano da tempo, da troppo tempo. Ventuno anni per l’esattezza è arrivata. Adesso il mandante e l’esecutore materiale dell’omicidio del giornalista-sociologo, Mauro Rostagno, hanno un volto e un nome: Vincenzo Virga, vecchio boss trapanese e Vito Mazzara. Gli agenti della squadra mobile, diretti dal vice questore Giuseppe Linares, hanno trovato riscontro a quello che per ben ventuno anni era solo un sospetto. Ad uccidere Rostagno è stata la mafia. Una cosa che un pò tutti sapevano. All’epoca dell’omicidio – siamo negli anni 80 – Cosa Nostra aveva l’assoluto controllo del territorio. Impensabile che un delitto eccellente, come quello del volto noto di Rtc, non portasse anche la firma dell’organizzazione criminale, ovvero che possa essere stato compiuto senza il consenso dei boss. Accertato che Virga e Mazara sono coinvolti nell’omicidio, il punto e un altro: perchè la mafia uccide Rostagno?? Le parole di Rostagno, che ogni giorno le mandava a dire a tutti, mafiosi e politici, dagli schermi dell’emittente locale Rtc, spaventavano così tanto Cosa Nostra??? Più degli attacchi diretti al loro patrimonio da parte delle forze dell’ordine???? Le domande e i dubbi rimangono. Quella più ricorrente è: a chi aveva dato veramente fastidio Mauro a parte ai boss locali???? Sul caso Rostagno è stata accertata solo una parte della verità, quella legata al ruolo dell’organizzazione criminale nel delitto. Sotto gli occhi di tutti, ma per anni celata, tenuta nascosta. In questa direzione, le parole del procuratore aggiunto della Dda di Palermo, Antonio Ingoria, non hanno bisogno di alcun commento. “Quest’indagine, che si chiude con gli ordini di custodia cautelare per esecutori ed organizzatori del delitto, è una tappa, non certo un punto di arrivo”. Insomma, non si esclude che dietro l’omicidio, vi siano mandanti esterni a Cosa Nostra. Che la morte di Mauro sia stata decretata da ambienti lontani alla mafia e allo stesso tempo vicini. ambienti che rappresentano la stessa faccia della medaglia. Una visibile e l’altra ancora oscura. “C’è molto altro da scoprire  – dice ancora Ingroia – se parliamo di movimenti concorrenti con quelli di Cosa Nostra”. Una sola certezza. Rostagno non dava fastidio solo alla mafia. Era un giornalista scomodo che, da acuto osservatore della realtà trapanese, denunciava, a gran voce, anche gli intrecci di potere tra Cosa Nostra, politica corrotta e corruttrice, massoneria, servizi segreti deviati. Ingroia ha nuovamente tirato in ballo – nel corso di un’intervista rilasciata al tg 1 – la pista dapprima battuta e poi abbandonata che riguardava un traffico di armi tra l’Italia e la Somalia. Effettivamente, se facciamo un piccolo passo indietro e volgiamo lo sguardo a quegli anni, ci rendiamo conto che questa storia del traffico d’armi salta fuori in altre circostanze. L’attentato a Carlo Palermo. E’ risaputo, infatti, che Carlo Palermo aveva cominciato ad indagare a Trento, su un traffico d’armi internazionale. Si fece mandare a Trapani apposta. ma dopo appena sei mesi, tentano di farlo fuori in quella che ormai è conosciuta come la strage di Pizzolungo in cui persero la vita la povera Barbara Asta e i suoi due gemellini. Il traffico d’armi è una delle ipotesi sull’uccisione di Ilaria Alpi e il suo operatore. La Alpi, in Somalia, stava indagando proprio su un traffico d’armi. infine, tra le varie piste battute subito dopo l’omicidio Rostagno, sal ta fuori di nuovo la storia del traffico d’armi. Il giornalista, secondo alcune indiscrezioni, avrebbe scoperto che in un vecchio aeroporto in disuso, arrivavano degli aerei militari caricavano casse contenenti delle armi. Tutte ipotesi comunque e che per ventuno anni sono rimaste tali. Oggi, la speranza o per meglio dire il sentimento popolare, è che non debbano trascorrere altri ventuno anni per mettere assieme tutti i tasselli di un puzzle ancora da ultimare……..

Pamela Giacomarro

Mimmo il mago e quei 30 milioni apparsi dal nulla….

maggio 21, 2009

mimmo turano

Questa volta  “Mimmo il mago” si è superato, ed ha cacciato fuori dal cilindro, pardon dalle casse della Provincia, di cui Girolamo Turano è presidente, 30 milioni di euro, ossia circa 60 miliardi di vecchie lire. Soldi che stavano lì e nessuno, però se ne era mai accorto: milioni, non noccioline. Roba da far rizzare la chioma bionda di Giulia Adamo e, perfino, i pochi capelli che rimangono sulla testa del senatore Antonio D’Alì. Accantonati alla voce di bilancio “Residui passivi”, alcuni riferibili addirittur agli anni Ottanta, cioè denaro messo da parte per approntare spese che, però, non sono mai state sostenute, ovvero affrontate con uno esborso economico inferiore a quello preventivato. Insomma, come andare al supermercato a fare la spesa e, invece, di spendere 100 euro ne spendi solo 20, ricacciando nel portafolgi, nel tuo portafolgi, 80 euro e scordarteli in tasca. Ma come è possibile una disattenzione così macroscopica? Tutti incompetenti all’ufficio ragioneria dell’Ente? E se è così, per i tecnici “distratti” verranno adottati provvedimenti? Mimmo Turano, spiega e rispiega come è avvenuta la scoperta del tesoro nascosto, parlando di “buona fede” e “bilancio parallelo”. Sta di fatto però, che la provincia si ritrova nelle casse 30 milioni di euro. Grazie a Mimmo il mago e alla sua bacchetta magica.

Pamela Giacomarro

Studio aperto dichiara assolto Berlusconi Vergogna!!!!!!!!!!!!!

maggio 20, 2009