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L’anello mancante nell’omicidio di Mauro Rostagno

maggio 25, 2009

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Finalmente la notizia che tutti attendevano da tempo, da troppo tempo. Ventuno anni per l’esattezza è arrivata. Adesso il mandante e l’esecutore materiale dell’omicidio del giornalista-sociologo, Mauro Rostagno, hanno un volto e un nome: Vincenzo Virga, vecchio boss trapanese e Vito Mazzara. Gli agenti della squadra mobile, diretti dal vice questore Giuseppe Linares, hanno trovato riscontro a quello che per ben ventuno anni era solo un sospetto. Ad uccidere Rostagno è stata la mafia. Una cosa che un pò tutti sapevano. All’epoca dell’omicidio – siamo negli anni 80 – Cosa Nostra aveva l’assoluto controllo del territorio. Impensabile che un delitto eccellente, come quello del volto noto di Rtc, non portasse anche la firma dell’organizzazione criminale, ovvero che possa essere stato compiuto senza il consenso dei boss. Accertato che Virga e Mazara sono coinvolti nell’omicidio, il punto e un altro: perchè la mafia uccide Rostagno?? Le parole di Rostagno, che ogni giorno le mandava a dire a tutti, mafiosi e politici, dagli schermi dell’emittente locale Rtc, spaventavano così tanto Cosa Nostra??? Più degli attacchi diretti al loro patrimonio da parte delle forze dell’ordine???? Le domande e i dubbi rimangono. Quella più ricorrente è: a chi aveva dato veramente fastidio Mauro a parte ai boss locali???? Sul caso Rostagno è stata accertata solo una parte della verità, quella legata al ruolo dell’organizzazione criminale nel delitto. Sotto gli occhi di tutti, ma per anni celata, tenuta nascosta. In questa direzione, le parole del procuratore aggiunto della Dda di Palermo, Antonio Ingoria, non hanno bisogno di alcun commento. “Quest’indagine, che si chiude con gli ordini di custodia cautelare per esecutori ed organizzatori del delitto, è una tappa, non certo un punto di arrivo”. Insomma, non si esclude che dietro l’omicidio, vi siano mandanti esterni a Cosa Nostra. Che la morte di Mauro sia stata decretata da ambienti lontani alla mafia e allo stesso tempo vicini. ambienti che rappresentano la stessa faccia della medaglia. Una visibile e l’altra ancora oscura. “C’è molto altro da scoprire  – dice ancora Ingroia – se parliamo di movimenti concorrenti con quelli di Cosa Nostra”. Una sola certezza. Rostagno non dava fastidio solo alla mafia. Era un giornalista scomodo che, da acuto osservatore della realtà trapanese, denunciava, a gran voce, anche gli intrecci di potere tra Cosa Nostra, politica corrotta e corruttrice, massoneria, servizi segreti deviati. Ingroia ha nuovamente tirato in ballo – nel corso di un’intervista rilasciata al tg 1 – la pista dapprima battuta e poi abbandonata che riguardava un traffico di armi tra l’Italia e la Somalia. Effettivamente, se facciamo un piccolo passo indietro e volgiamo lo sguardo a quegli anni, ci rendiamo conto che questa storia del traffico d’armi salta fuori in altre circostanze. L’attentato a Carlo Palermo. E’ risaputo, infatti, che Carlo Palermo aveva cominciato ad indagare a Trento, su un traffico d’armi internazionale. Si fece mandare a Trapani apposta. ma dopo appena sei mesi, tentano di farlo fuori in quella che ormai è conosciuta come la strage di Pizzolungo in cui persero la vita la povera Barbara Asta e i suoi due gemellini. Il traffico d’armi è una delle ipotesi sull’uccisione di Ilaria Alpi e il suo operatore. La Alpi, in Somalia, stava indagando proprio su un traffico d’armi. infine, tra le varie piste battute subito dopo l’omicidio Rostagno, sal ta fuori di nuovo la storia del traffico d’armi. Il giornalista, secondo alcune indiscrezioni, avrebbe scoperto che in un vecchio aeroporto in disuso, arrivavano degli aerei militari caricavano casse contenenti delle armi. Tutte ipotesi comunque e che per ventuno anni sono rimaste tali. Oggi, la speranza o per meglio dire il sentimento popolare, è che non debbano trascorrere altri ventuno anni per mettere assieme tutti i tasselli di un puzzle ancora da ultimare……..

Pamela Giacomarro

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